Simbolo vergine ♍: il glifo, la fanciulla e la spiga

Chi cerca il simbolo vergine trova quasi sempre una risposta diversa dalle altre. C’è chi mostra una M con la coda ripiegata, chi descrive una fanciulla che tiene in mano una spiga di grano, chi scrive “il raccolto”. Nessuna delle tre risposte è sbagliata, e nessuna è completa: sono tre cose che portano lo stesso nome e stanno su tre livelli diversi.

Simbolo vergine: la risposta breve

Il segno grafico della Vergine è ♍, un carattere tipografico con il codice U+264D e il nome ufficiale Virgo. La figura tradizionale è invece una fanciulla che tiene in mano una spiga di grano: è così che la costellazione veniva disegnata sulle carte celesti.

Il legame fra le due cose non è un’analogia. Il carattere nasce come riduzione grafica di quella figura, perché i simboli convenzionali dei segni zodiacali si sono sviluppati come semplificazioni delle raffigurazioni pittoriche classiche. Fra la fanciulla disegnata e ♍ non c’è un salto di significato, c’è un salto di dettaglio.

Dalla figura della fanciulla con la spiga alla semplificazione grafica del glifo ♍

Il glifo ♍: com’è fatto e come si scrive

♍ non è un disegno: è un carattere, come una lettera. Ha un codice univoco, U+264D, un nome ufficiale, Virgo, e da giugno 1993 fa parte dello standard Unicode, nel blocco Miscellaneous Symbols (da U+2600 a U+26FF). Si copia, si incolla e si cerca dentro un testo come qualsiasi altro simbolo tipografico.

La sua forma è semplice: due tratti curvi che scendono paralleli e un tratto finale che rientra verso l’interno, chiudendosi in un ricciolo. Non è un caso che si legga come una M. I due segni che le stanno accanto in ogni elenco si riconoscono dal finale: ♌, il Leone, è una curva aperta con il ricciolo in basso; ♎, la Bilancia, è una linea orizzontale sormontata da un arco.

Un controllo si può fare subito, dal telefono: aprire la tastiera dei simboli e guardare il tratto finale di ciascun segno. La differenza fra ♍ e ♎ si vede in un secondo, e spiega perché su molte tabelle stampate i due segni finiscono scambiati.

Gli altri undici caratteri sono ♈ Ariete, ♉ Toro, ♊ Gemelli, ♋ Cancro, ♌ Leone, ♎ Bilancia, ♏ Scorpione, ♐ Sagittario, ♑ Capricorno, ♒ Aquario e ♓ Pesci: tutti nello stesso blocco, da U+2648 a U+2653. Nella codifica ufficiale lo Scorpione si chiama Scorpius, non Scorpio.

Da dove viene: codici bizantini e Rinascimento

Qui finisce quello che si legge abitualmente e comincia quello che risulta dalle fonti.

I simboli dei segni zodiacali compaiono nei codici bizantini medievali, i manoscritti che hanno tramandato molti oroscopi antichi. Ma la forma che usiamo oggi è un prodotto del Rinascimento, e questo è il punto che quasi nessuna pagina riporta: i simboli convenzionali dei segni si sviluppano in quel periodo come semplificazioni delle raffigurazioni pittoriche classiche.

Sull’origine più antica conviene essere espliciti: non è stato trovato nessun documento che dimostri un uso sistematico precedente. Alcuni simboli possono essere circolati prima, ma non ne resta traccia. Chi sostiene che i glifi zodiacali risalgano all’antichità racconta una storia plausibile, non una storia documentata.

Treccani colloca il passaggio in modo coerente: nell’antichità lo zodiaco si diffuse con la raffigurazione dei segni, dalla sfera dell’Atlante Farnese a Napoli alle lastre romane del Louvre, e è nel Rinascimento che “l’iconografia zodiacale si consolida e si elabora”.

Perché il glifo sembra una M (e cosa c’entra Maria)

Guardando ♍ è difficile non vedere una M. La lettura più diffusa online aggiunge un passaggio: con l’avvento del cristianesimo il segno si sarebbe trasformato in una M con l’asta finale ripiegata all’interno, per richiamare Maria e la sua verginità.

La lettura è suggestiva, ma va pesata. La pagina che la riporta usa un “pare che”, non cita nessun manoscritto, e lo stesso testo si ritrova identico altrove: la fonte è una sola. Che il carattere somigli a una M si verifica in un istante; che sia nato per questo non è documentato.

Le due spiegazioni non sono in concorrenza. Il carattere deriva dalla figura della fanciulla, e su quel carattere, secoli dopo, è stata costruita una lettura religiosa. La M si vede nel punto di arrivo, non all’origine.

La fanciulla con la spiga: il simbolo disegnato

La definizione più chiara del simbolo figurato è nella voce Vergine di Treccani: la costellazione, «nella quale gli antichi Greci vedevano Demetra, dea delle messi e della fecondità», «veniva ordinariamente rappresentata nelle carte celesti da una donna che tiene in mano una spiga».

Questa frase scioglie un imbarazzo. Quasi tutte le pagine che rispondono alla domanda “qual è il simbolo della Vergine?” descrivono una ragazza con il grano e non ♍, e sembrano sbagliare: stanno rispondendo sullo stesso oggetto un livello più in basso, sulla figura da cui il carattere deriva. Il mito della dea con la spiga e la storia della stella più luminosa del gruppo sono in la costellazione della Vergine.

La spiga è l’elemento che si è conservato in ogni versione, dall’illustrazione al carattere. Porta con sé un’idea precisa: la fine dell’estate e il raccolto, il momento in cui si mette da parte prima che il cibo si guasti.

Una spiga di grano matura: il raccolto da cui nasce il simbolo della Vergine

La lettura “purezza, castità” è invece più fragile di quanto sembri. Secondo Treccani la parola latina virgo ha etimologia ignota, e accanto al senso principale registra anche l’uso letterario di “giovinetta, fanciulla”. Il quadro dell’elemento, del pianeta e della casa è in la Vergine come segno di terra.

Le tre risposte che trovi online (e perché si contraddicono)

Mettendo a confronto cinque tipi di pagina sulla stessa domanda, il disordine diventa visibile.

Tipo di paginaCosa rispondeLivello
Un’enciclopediamostra ♍glifo
Una pagina di astrologia“una M con l’asta ripiegata”glifo, letto
Un quotidiano o una rivista“una giovane che reca un fascio di spighe”figura
Un blog di gioielli“una giovane donna con un covone di spighe”figura
Una rivista di costume“la mietitura e il raccolto”significato

Nessuna di queste pagine sbaglia. Sbaglia la domanda, che non distingue fra un carattere, un disegno e un’idea. Chi cerca il simbolo della Vergine riceve la risposta giusta per una domanda che non ha fatto.

Domande frequenti

Qual è il simbolo della Vergine? ♍, codice U+264D. La figura da cui deriva è una fanciulla che tiene in mano una spiga di grano, ed è quella che compare sulle carte celesti tradizionali.

Perché alcune pagine mostrano una M e altre descrivono una ragazza con il grano? Perché descrivono due livelli diversi dello stesso simbolo: il carattere tipografico e la figura che lo ha generato. Il primo è la riduzione del secondo.

Da quanto tempo esiste questo simbolo? Nella forma attuale è rinascimentale. Compare nei codici bizantini medievali, e non esistono documenti più antichi che ne attestino l’uso.

Il simbolo della Vergine significa purezza? Non principalmente. Porta l’idea del raccolto e della conservazione, e la parola virgo ha, secondo Treccani, etimologia ignota. La lettura della castità è un’aggiunta successiva.

Il simbolo vergine non è quindi un disegno misterioso da decifrare. È un carattere tipografico con un codice, una figura che lo precede e un significato che riguarda il grano.

Nota redazionale: le descrizioni presenti in questa pagina appartengono al linguaggio simbolico dell’astrologia e non hanno valore scientifico né diagnostico. I riferimenti storici e di codifica sono riportati come dati verificabili.

Nota sulla trasparenza: questa pagina è stata scritta con l’ausilio di strumenti di ricerca e di stesura assistita; ogni riferimento tecnico è stato verificato sulle fonti citate e il testo è stato revisionato dalla redazione prima della pubblicazione.